Accoglienza

Progetto centro accoglienza straordinaria

Accoglienza

Lettera ai tre Sindaci

15 giugno 2017, Alfianello

Eccoci qui dopo un anno di intenso lavoro a fare il punto della situazione, abbiamo voluto partire da ciò che diverrà la nostra carta dei servizi, fotografando  il progetto “Accogliamoci” come è oggi ma questo non esplicita pienamente ciò che siamo e a me piace parlare chiaro.
Ho sempre pensato che il sorriso delle donne un giorno avrebbero salvato il mondo però  oggi devo dire grazie a tre uomini, tre sindaci, che hanno saputo scegliere con cura le parole da non dire, hanno saputo aspettare e vedere forse con il cuore ciò che ancora non c’era.
Per questo voglio condividere con loro e con chi in questo anno ci è stato al fianco il nostro sentire più profondo:
Questo progetto non è solo C.A.S
Nasce dalla volontà di sperimentare un lavoro nuovo, di mantenere un lavoro, di avere un lavoro.
È la possibilità per noi  di sostenere servizi rivolti agli italiani, quindi assolve al compito di reciprocità.
Nasce in un contesto e in una terra culturalmente e religiosamente ben precisi, dove “il prima noi” si scontra con “beati gli ultimi”. Don Pier Luigi di Piazza nel libro “Il mio nemico è l’indifferenza” dice che sull'immigrazione si gioca l’essere cristiani.
I nostri obiettivi non sono assistenzialistici, per troppi mesi queste persone  rimangono con le vite sospese, per questo la nostra sfida educativa è  dare loro gli strumenti culturali e le chiavi di lettura di questo occidente, così lontano da tutto ciò che conoscono.
Il processo verso l’autonomia però e difficile, sia per loro, che per chi li deve portare ad essa, ha a che fare con il no, le regole, il conflitto. Saperle persone capaci di..., al di là della loro indolenza, della loro incapacità di vedere il futuro e delle loro radici culturali così forti, che a volte ostacolano il cambiamento, è la vera sfida.
La parola riscatto è il filo rosso che deve guidare, sia   chi affronta questa esperienza come nuovo impegno lavorativo, sia per gli ospitati che hanno in questo tempo “protetto” l’opportunità di riscattarsi da un destino  che non vogliono.
Lo spirito che ci deve guidare è uno spirito positivo, (per me è lo Spirito Santo) di gratitudine per noi  operatori che tanto abbiamo, ma di gratitudine anche per chi il balia del fato e  solcando il mare è riuscito a giungere fino a qui.
Il frutto di tutto questo processo è il Dono, dove ognuno di noi dà e riceve in uno scambio relazionale- culturale, che ci cambia, ci contamina, ci obbliga a guardarci dentro, a fare i conti con noi stessi, con i nostri limiti e allora la sfida educativa riguarda anche noi, la nostra voglia di conoscere, capire, andare incontro all’altro, sospendendo il giudizio, superando  egoismi e paure, per diventare anche noi viaggiatori, ma dell’animo umano. Un augurio rivolto a ciascuno:
“Felice chi ha la strada nel cuore”


Tilla

INTRECCIO COOPERATIVA e i progetti C.A.S:
“Accogliamoci nel nome di Dio misericordioso”

Si dice che solo gli alberi che cadono fanno rumore nella foresta, per questo come cooperativa Intreccio vogliamo in occasione del Natale dare voce agli alberi che crescono, perché il bene esiste e va raccontato.
E’ opportuno fare alcune considerazioni:
Nei C.A.S arriva di tutto, le persone sbarcano chiedendo protezione internazionale, come da art.10 della Costituzione italiana, come da Convenzione di Ginevra 51, come da art 9 d.lgs 142/ 2015 e da direttive europee. La prefettura li destina sul territorio nazionale a secondo delle disponibilità, fino alla definizione giuridica del loro status.
Non scegliamo i richiedenti , ma come professionisti di servizi alla persona li accogliamo, nei C.A.S ( Centri di accoglienza speciale) attualmente abbiamo anche 13 bambini, i più grandi di 4 anni.
Questa accoglienza permette, tra le ricadute, il controllo del territorio e la prevenzione del rischio di devianze, attraverso una stretta collaborazione con i servizi deputati alla sicurezza e alla salute pubblica. Crediamo che non sia chiudendo gli occhi che i migranti scompariranno, ma forse, gestendoli al meglio delle nostre possibilità possiamo contenerne l’impatto sui nostri paesi.
E’ vero che le donne ospitate spesso urlano, urlano di gioia quando nasce un bambino ( sono nati 5 bambini ad Alfianello ), urlano di felicità se festeggiamo un compleanno o se ottengono lo status di rifugiate. Urlano di rabbia se vengono diniegate o se pensano di aver subito un torto, urlano di dolore quando arriva la notizia che un loro caro è morto perché saltato in aria in un attentato o perché fucilato. I loro parenti possono morire perché non hanno medicine o perché non possono pagare l’ospedale. Si disperano quando ricevono le telefonate da casa di richieste di aiuto, che loro non possono dare. Piangono perché hanno figli affidati ai nonni che sopravvivono con quello che riescono a mandare. Urlano e si azzuffano perché hanno tanta rabbia da sfogare, perché rivivono con la mente i traumi subiti in viaggio o nei campi in Libia, hanno sfidato la morte in un odissea fatta di violenze e abusi, durata mesi, alcune scappano dalla guerra in Eritrea.
E’ vero, spesso, secondo il nostro codice, sono rumorose, maleducate, ( non sono state educate ) incapaci di gestire l’acqua, la luce, gli elettrodomestici, strane nell’abbigliamento, sono altresì competenti nel vivere per strada e alla giornata . Sono fataliste , tribali, superstiziose, sempre attaccate al cellulare con i fratelli e sorelle ( così si chiamano tra loro) per non sentirsi estraniate.
Detto questo, è urgente rendersi conto che siamo tutti coinvolti in un processo educativo lungo e faticoso se vogliamo arrivare ad una convivenza civile e all’inclusione sociale di ciascuno di noi.
Il paradigma che abbiamo scelto di utilizzare è la “ misericordia “, perché essa è lo sguardo che permette a tutti gli attori coinvolti di non giudicare, non impedire, non colpevolizzare, non denigrare, ma di agire, soccorrere, mantenendo una visione lucida e per fare nostro il passo evangelico : “ Beati i misericordiosi perché otterranno misericordia”.
Di misericordiosi in questi mesi ne abbiamo incontrati tanti e pubblicamente li vogliamo ringraziare:
Grazie agli abitanti di Alfianello, Acquafredda, S.Gervasio per la simpatia dimostrata, alle maestre della scuola dell’infanzia di Pontevico, S.Gervasio e scuola primaria di Alfianello, alla responsabile del corso di ginnastica di S.Gervasio, all’assessore dei servizi sociali di S.Gervasio, ai docenti del C.P. I.A. di Brescia e Gavardo. Al personale medico e paramedico e agli impiegati degli ospedali di Manerbio , Asola, Leno, Ospedale Civile di Brescia.
Ai medici di base di Remedello, Alfianello, S. Gervasio e ai pediatri di Pontevico, per l’umanità e carità.
A tutte le persone che in questi mesi hanno voluto avvicinarci per capire o per portare qualcosa in regalo.
Alle forze dell’ordine, sempre disponibili.
Siamo coscienti delle difficoltà del nostro lavoro, sappiamo che si può sempre migliorare e che l’incontro con l’altro non può essere neutro e questo ci mette sempre in gioco, le loro lacrime con un abbraccio diventano le nostre lacrime e i loro sorrisi i nostri sorrisi, ma grazie anche alla vostra disponibilità, aiuto e incoraggiamento siamo orgogliosi del nostro operato!

Per Intreccio
Dott.ssa Cioli Donatella

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